IL MIO NOME È KHAN

Venerdì 14 Dicembre
Ora: 17.30

Sala: DELUXE

Trama: Rizvan Khan, stimato indiano musulmano affetto dalla sindrome di Asperger, s’innamora perdutamente della bellissima Mandira, madre single di religione induista, che vive la sua versione del sogno universale del successo. E quando un atto di inaudita codardia smembra la loro famiglia, Khan decide d’intraprendere un difficile viaggio attraverso l’America contemporanea, luogo oscuro e complesso quanto il cuore umano. Un viaggio che, inconsapevolmente, si trasforma nel più improbabile atto di sfida, ma anche di pace e compassione da parte di un uomo che con la sua disarmante autenticità riesce a toccare il cuore di tutti coloro che incrocia sul suo cammino. Uno straniero, un personaggio singolare che, in nome della donna che ama, si presenterà al mondo dicendo semplicemente: “Il mio nome è Khan e non sono un terrorista”.

Titolo originale: My Name Is Khan
Anno: 2010
Nazione: India
Distribuzione: Twentieth Century Fox
Durata: 165 min
Genere: drammatico, sentimentale

Critica:
Autore: Roberto Nepoti
Allevato in India da madre musulmana, ma illuminata, Khan emigra in America, dove s’innamora di una graziosa ragazza indù. Quando l’attentato dell’11 settembre divide la coppia, l’uomo cerca di convincere il presidente americano che lui, col terrorismo, non c’entra niente. Bollywood arriva sui nostri schermi con un prodotto parzialmente globalizzato (è coprodotto da Rupert Murdoch, non ci sono intermezzi musicali, Khan ricorda Forrest Gump), ma che non rinuncia al gusto per i toni melodrammatici; però abbinati ad ambientazioni realistiche. Apprezzabile l’appello alla tolleranza; anche se all’uscita del film il protagonista, star amatissima nel subcontinente indiano, è stato minacciato dai fondamentalisti.

Autore: Lietta Tornabuoni
Protagonista singolare, un giovane indiano musulmano emigrato a San Francisco, affetto da una forma lieve di autismo, la sindrome di Asperger, che impedisce di capire gli altri o induce a prendere alla lettera quanto dicono. La malattia ne fa un antieroe nemico delle convenzioni.

Autore: Alberto Crespi
(…) Il mio nome è Khan è un film fondamentale perché rappresenta un messaggio dell’India all’America. Culturalmente è un messaggio di pace (…). Produttivamente, invece, è quasi una minaccia: occhio, Hollywood, in India c’è gente in grado di far spettacolo meglio di te, e questo Forrest Gump islamico non ha nulla da invidiare all’originale. (…)

Autore: Federico Magi

(…) Melodrammone quasi fiabesco giocato tutto sugli eccessi (sonori, visivi, narrativi e anche di durata) Il mio nome è Khan è un film che comunque non annoia e che, nonostante un’estetica kitsch esibita e sovente stucchevole, ha il potere perverso di “drogare” lo spettatore come una riuscita soap opera. (…)