La religione sikh è nata in Punjab, India del nord, nel XV secolo.
La comunità sikh di Sabaudia, in provincia di Latina, è la seconda per importanza in Italia, l’altra si trova nella pianura padana.
I Sikh sono monoteisti e l’universo e la molteplicità degli esseri non sono che un riflesso dell’Essere Supremo. Credono nella legge del karma e nella reincarnazione sostenendo la necessità di superare le barriere delle caste. L’uomo ha la possibilità di purificarsi conducendo una vita integra e onesta, vincendo il proprio egoismo e rinunciando ai vizi come alcol, tabacco, gioco d’azzardo.

Il Khalsa, la comunità dei puri

Il sikh che appartiene alla Khalsa è una sorta di soldato santo, sposato all’ideale doppio di Bhagti (devozione) e di Shakti (potenza). È sempre pronto a distruggere la malvagità e a proteggere la giustizia, gli oppressi e i principi morali a fondamento del sikhismo. Pratica l’uguaglianza e ai suoi occhi la propria gente e gli altri (chiunque essi siano, amici e nemici) sono uguali. Ama gli amici, ma non maltratta i nemici. Il rispetto è la parola d’ordine, la solidarietà la chiave, la giustizia la motivazione del sikhismo.
Un sikh Khalsa è colui che attraverso il battesimo Sikh e la disciplina ha raggiunto la sua destinazione, si è liberato e ha annullato il suo ego. Si riconosce da simboli ben precisi, le cosiddette “cinque k”:

  • kès, barba e capelli mai tagliati raccolti nel turbante
  • kangha, il pettine in legno annodato tra i capelli
  • kirpan, il piccolo pugnale
  • kara, il braccialetto di ferro
  • kaccha, pantaloni corti alle ginocchia