All’interno della programmazione del Festival sarà proiettato il film sull’integrazione Visit India, un documentario, il racconto di un paesaggio umano che, dietro colori e riti religiosi, nasconde solitudini e spaesamento.
Ordinaria quotidianità e sentimenti di chi si trova in una terra straniera, spesso senza famiglia, a volte in balia di un razzismo spicciolo o dell’atteggiamento di chi ignora l’altro solo perché è più facile così.

Cosa succede quando nasce la necessità di partire? Qual è la sensazione quando si arriva in un posto nuovo e ostile? Le risposte in fondo il documentario non le ha trovate, ma solo “sentite” attraverso immagini e silenzi, perché gli indiani sikh parlano molto poco l’italiano e quando lo fanno si esprimono con le parole pratiche, quelle che sanno poco di emozioni, ma buone per sopravvivere. Questo è stato il motivo principale per il quale le riprese sono state girate direttamente da Patrizia Santangeli, una scelta che con il tempo le ha consentito di conquistare la fiducia di molti: “Mi piaceva sentirmi straniera a poca distanza da casa, arrivata da molto vicino e accolta sempre come un’ospite speciale. Non avere una troupe al seguito mi ha permesso di avere una relazione più spontanea e spesso per i sikh è diventato un gioco farsi riprendere. Come tutte quelle volte che uomini, donne e bambini si sono messi in posa immobili come si fa per le foto, consegnandomi la loro fiducia per lunghi secondi di ripresa con la videocamera. La videocamera non mi ha protetto dalle emozioni, anzi, è diventata complice di una conoscenza più intima. Spesso mi sono ritrovata a riprendere pensando che non sarebbe successo niente, ma poi, inevitabilmente, qualcosa accadeva. Sempre. Anche perché perfino il passaggio di una bicicletta era una cosa importante”.

Il documentario evita di indugiare sul disagio per non strumentalizzare situazioni e persone: gli immigrati sono uomini e donne come noi che, in più, meritano il rispetto tributato ai coraggiosi. Sono loro che per migliorare il tenore di vita della propria famiglia hanno lasciato affetti e sicurezze. Loro che lavorano a testa bassa per tre euro l’ora e aspettano il giorno che li riporterà in India o che li farà sentire a casa anche qui, in Italia.

visit_india_poster